Recensione - Maja Mielcarska - "la tua arte ... ovunque, nel mondo" by Giuseppe Russo

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Recensione - Maja Mielcarska


La scelta di Maja MIELCARSKA di presentare due copie d'autore, una propria  natura morta ed un soggetto realisticamente raffigurato (n. 56), seppur soffuso dalla suggestione del ricordo autobiografico ed affettuoso, è stata coraggiosa ed  interessante ed ha avuto notevole riscontro presso il pubblico.
Coraggiosa perché col proporre nature morte si corre sempre il rischio di affrontare un genere spesso considerato, ingiustamente, dal vasto pubblico come produzione artistica minore.
Al contrario la rappresentazione di "Choses mortes et sans mouvement" oltre a richiedere sicuro possesso di tecnica espressiva, trascende la pura funzione decorativa ed il virtuosismo pittorico per divenire, a volte, rappresentazione simbolica della realtà e, a volte, studio di un linguaggio pittorico volto alla ricerca di equilibri formali di tradizione classicista.
Se andiamo a contemplare, osservare ed esaminare le due nature morte  notiamo nella n. 59 - "Natura morta con le pipe" - (pregevole copia da Pieter CLAESZ) l'accurata scelta degli oggetti da inserire nella composizione ed il sapiente utilizzo della luce.
Oggetti usuali e meno comuni o eccentrici nella forma (le lunghe pipe)  attirano l'attenzione  per la loro collocazione nello spazio prospettico proprio per l'oculata valorizzazione della luce operata dall'artista che nei confronti dell'originale ne ha variato la tonalità e col renderla più vivida ha esaltato le armonie cromatiche degli oggetti.
E qui siamo certamente in linea con la seconda tendenza sopra enucleata.  Nella 57 - "Natura morta con candela" - ancora più ricercato risulta l'utilizzo della luce, grazie anche all'introduzione di una fonte raffigurata, e più accurata  la ricerca della composizione degli oggetti rappresentati.
Una ricca tappezzeria di caldo broccato (illuminato e valorizzato dal gioco cromatico creato dalla candela) la carnosità della frutta, l'eleganza della caraffa, il misterioso fascino della conchiglia, che sembra volerci sussurrare il murmure del mare, trascendono la rappresentazione realistica per sfumare in soffusa simbologia, in suggerimenti onirici, in vagheggiamenti di atmosfere estetizzanti.
Interessante perché, cambiando totalmente genere di pittura, invita il suo pubblico a rivolgersi all'opera originale di Alfred Wierusz - Kowalski, (artista poco conosciuto ma di sicuro impatto visivo per i suoi paesaggi innevati, la dinamicità dei soggetti rappresentati, la collocazione dei soggetti in latitudini nordiche) e al mondo dei privati accadimenti e familiari figure.
Dell'opera 56 - "Mio padre" - ho già accennato: affettuosa rappresentazione che supera il realismo degli oggetti, della posa, della situazione e dell'ambientazione per sfumare in un commosso e suggestivo ricordo di un momento di vita. La copia d'autore - Opera 58 -  propone una situazione  già in se stessa affascinante: la slitta che trasporta i due innamorati in un'atmosfera di incanto invernale in un nordico paesaggio.
Situazione che, anche se è più volte riproposta dal pittore Alfred Wierusz-Kowalski, ha sempre il suo fascino anche perché la nostra Maja si prende, rispetto all'originale, un minimo di libertà di personale caratterizzazione creativa, soprattutto nella raffigurazione del personaggio femminile che appare più sorridente rispetto all'originale suggerendo così  una precisa scelta, più caratterizzata da introspezione psicologica.

(Prof. Vito Antonio Laurino)

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