Riccardo Battigelli - "la tua arte ... in internet" by Giuseppe Russo

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Riccardo Battigelli


RICCARDO BATTIGELLI

E' stato allievo di Giorgio Morandi all'Accademia di Belle Arti di Bologna

Note tratte da testi di Barbara Dejà De Bejis

Ebbe conoscenze e apprendimenti anche da Mandelli per la pittura; da Manaresi per il disegno e l'incisione; da Natalini per la scenografia e in seguito, a Firenze, da Michelucci e Gamberini per l'Architettura.

"Nato nel 1933, Riccardo Battigelli subisce il fascino della poesia del suo maestro Morandi nel corso degli anni '50, all'Accademia di Bologna, ma sente anche una forte ammirazione per Claude Monet per la sua tendenza a scorporare la forma in un pulviscolo di vibrazioni luminose e, soprattutto, per Paul Cezanne per il suo credere nei valori universali dell'arte e per situare la natura in una impostazione "organica" della poetica e della realtà.
Nel Battigelli degli anni 1950 e '60, esplode il senso lirico del colore …... ''
Toni sempre equilibrati e armonici che si abbandonano sulle sue tele con una freschezza e immediatezza paragonabile a un atto di ritrovata serenità dopo le più "castigate" esperienze di scenografo e costumista.
Nella sua pittura si riscontrerà sempre (ma particolarmente nelle opere dal '52 al '67) una personale funzione essenziale del colore e delle cromie che, al di là di una espressione lirica, diventa un elemento costruttivo dell'immagine; uno strumento che determina la scansione delle forme, il senso architettonico dei componenti cromatici, la significazione del reale e la profondità dei piani.
La liricità dei maestri impressionisti viene riesaminata da Battigelli con un rigore concreto, spesso ridotto a quell'essenziale dedotto dalla pennellata o dal segno ma sufficiente alla identità emotiva e figurativa del contenuto.
Si percepisce l'emozione che questo artista capta dagli elementi naturali a lui cari (paesaggi, alberi, acque, cavalli, boschi, oggetti e anche figure) e ce ne riconsegna un'immagine che sfiora il senso dell'epico e del sublime.
La grande quantità di dati che Battigelli recepisce dal fenomeno della percezione, elaborata dalla funzione emotiva, si ricompone nelle sue opere in un ordine rigoroso della realtà visiva ma non imposto né voluto intellettualisticamente per una esigenza teoretica, ma che è generata dall'osservazione emozionale, penetrante e acuta del pittore, del quale rimpiangeremo sempre quel trent'ennio di silenzio, dato il livello interessante già raggiunto nelle opere di quel suo prolifico periodo degli anni fra il 1950 e il 1967.
'' Nei soggiorni a Livorno fra il '48 e il 53, fu in contatto con Paolo Ghiglia, Cafiero Filippelli e con altri pittori dell'eredità di Giovanni Fattori e altri esponenti di quella vivace "congrega pittorica" livornese.

Ebbe così modo di arricchirsi nella conoscenza "macchiaiola", ma affinando l'istinto realistico attraverso le forti interpretazioni della natura e delle sue verità, rivisitando con propria percezione i percorsi tracciati da G. Fattori e dagli Impressionisti, per poi percorrere il solco profondo del suo Maestro Morandi, percependone la liricità poetica  ma senza mai imitazioni ma ridiscutendone gli aspetti filosofici che ora pone come perno fondante fra l'essere e il divenire nello scorrere del Tempo.''
"In molte sue opere dal 1950 al 1966-67, ma che riproporrà anche nelle più recenti del nuovo millennio, raffiguranti paesaggi o nature morte dove figurativamente assenti la figura umana e gli animali, se ne percepisce comunque il loro esistere dietro il biancore di muri, oltre i profili di case e colline, fra le ramaglie dei boschi e nelle forme semplici di umili oggetti, o nelle vedute di ambienti anche se selvaggi.
Poi ci sono gli alberi, sempre a lui cari, solitari, come fossero sentinelle del tempo, guardiani dell'infinito e del "mistero" della Grande Creazione; o inglobati e coalizzati in giardini o nel folto dei boschi: come minaccioso "memento" agli uomini di buona volontà affinché si prodighino a non distruggere il Creato e a non voler cambiare il mondo e la natura ad ogni costo.
"Dal 1956 al 1965 espone dipinti e disegni in varie Gallerie in Italia, in Libia, in Europa e alla Number One Gallery di New York.
Riceve consensi dalla Critica ed è seguito con benevola amicizia dai consigli critici di Lidia Puglioli Mandelli e di Francesco Arcangeli.
Frequenta artisti e poeti suoi contemporanei fra i quali i pittori Bolognesi Carlo Corsi, Vittorio Mascalchi, Luciano De Vita, la scrittrice Elena Gottarelli.
A Milano incontra Ennio Morlotti col quale, pur ammirandone l'arte, dissente circa le sue intenzioni di abbandonare il "naturalismo lombardo" per trasformarlo in un "informalismo materico" che Riccardo definirà "… un probabile fenomeno di moda … ".
Infatti, già da quel periodo Battigelli, pur se inserito nelle tematiche delle tendenze del momento, tuttavia mantiene fermo il concetto di un figurativo personalissimo e autonomo, idoneo a trasmettere messaggi e un appello emozionale sui valori della natura.
"Fatte le debite eccezioni, considera alcune forme di pittura non figurativa, forme d'arte che spesso rimangono  come elementi di prevalente valore decorativo, utili all'arredamento piuttosto che a un vero linguaggio comunicativo ed emotivo dell'arte come la tradizione millenaria ci ha consegnato>>.

(Barbara Dejà De Bejis)

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Riccardo Battigelli
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